Le vie del Signore passano (anche) per i pop up

Come rendere vive e appassionanti informazioni complesse, difficili da capire e memorizzare? Come trasmettere l’emozione di un’esperienza a chi quell’esperienza non ha vissuto? Chi oggi si occupa di contenuti affronta temi come questi: le aspettative di entertainment sono alte, l’attenzione è merce rara. Ma il problema lo sentivano già i nostri antenati che vivevano nel Medio Evo e per risolverlo hanno usato i pop up. Perché un pop up attiva l'attenzione.

Matthew Paris, monaco benedettino inglese nato intorno al 1200, erudito di grande finezza e acuto umorismo, versato nella scrittura come nel disegno, voleva far conoscere ai suoi confratelli gli itinerari che da Londra portavano a Gerusalemme, al tempo la meta di pellegrinaggio più ambita. Per raggiungere i suoi obiettivi ha applicato, per primo o almeno tra i primi, la soluzione che noi oggi chiamiamo pop up. Per dare vita e anima alle informazioni di viaggio.

Pop up, cioè “saltare fuori”, “comparire”. Sono le finestre, spesso fastidiose, che compaiono durante la navigazione di un sito. Sono anche i libri animati. Molto diffusi (e spesso bellissimi) sono quelli per bambini, ma ci sono anche libri di grande fascino destinati ai grandi.

Le prime sette pagine della sua Chronica majora contengono gli itinerari che da Londra portano in Terra Santa raccontati attraverso una serie di mappe illustrate. Ogni pagina presenta più o meno l’equivalente di una settimana di cammino:  è un racconto illustrato, praticamente un fumetto, dove si aprono qui e là piccoli fogli e mappe che spuntano dai margini. Paris utilizza queste aggiunte, questi pop up, per mostrare percorsi alternativi, per sollevare temi laterali, per aggiungere commenti. Perché un pop up attiva l'attenzione e riesce a creare uno spazio dinamico, in cui i confini naturali del manoscritto si estendono. Attiva la memoria, la curiosità, l’interesse e così il lettore intraprende un viaggio interiore di meditazione, un pellegrinaggio mentale modulabile, aperto a itinerari alternativi.

Le mappe di Paris sono custodite alla British Library. Digitalizzate, sono visibili qui.

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